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    B come Blogstar

    di daveblog (16/01/2004 - 14:59)

    Da qualunque lato la si voglia vedere, la Blogstar è un punto di riferimento per l'intera blogsfera, tanto per i sostenitori, quanto per i detrattori. La definizione quindi esclude tutti coloro che sono famosi a casa loro o all'interno di una cerchia ristretta di persone. Se il tuo blog è molto visitato e produce molti commenti, ma i visitatori sono sempre gli stessi... non sei una blogstar. I visitatori tipo di uno starblog intervengono a fini prettamente pubblicitari: "ti segnalo che ci sono anch'io, caro vip, non è che daresti un'occhiatina al mio blog"? Ci scappasse un linkino... sono tutte ambizioni puntualmente frustrate, perchè un requisito fondamentale per essere blogstar è l'autoreferenzialità, e chi ha raggiunto questo livello è sulla cresta dell'onda da parecchio tempo, conosce le regole e quindi la sua lista di link fa letteralmente la muffa: promuovere sul campo qualcuno con poca "anzianità di servizio" significherebbe fare uno sgarbo ai professionisti della trafila e mettere in gioco un potenziale rivale. Naturalmente questi visitatori intervengono riproducendo anche gli atteggiamenti quotidiani di quelli che incontrano e fermano il vip misconosciuto al supermercato. Me lo fai un autografo in questo caso coincide con mi lasci un commento nel blog affinchè i miei amici possano adorarmi e magnificarmi? C'è chi si accontanta, certamente, e chi no. Il culto della blogstar diventa allora un mezzo di promozione sociale, una ricerca della luce riflessa e, per le blogstar stesse, l'unico modo concreto per fare del corporativismo e non spegnere il fuoco che alimenta la loro popolarità. Detto questo, è bene precisare che le reazioni al proprio contare qualcosa nella blogosfera (per meriti acquisiti sul campo, amicizie particolari, suggestione popolare: c'è di tutto) sono svariate. Il successo va maneggiato con cura, e in molti casi dà dipendenza, tolleranza, astinenza. Ci sono quelli che riconoscono nel loro successo un'interazione chirurgica con gli utenti del blog: stimolano e moderano le discussioni, intervengono nei commenti e sdrammatizzano l'aura che li circonda (rafforzandola: valga l'esempio di saitenereunsegreto), quelli che si esercitano in autentici saggi, vivendo di fama acquisita sul campo, e scatenano una ridda infinita di commenti da parte di appassionati lettori (i quali spesso si trovano a discutere come di un'entità sovrannaturale, vedi personalitaconfusa), quelli che affidano la popolarità del loro blog ai contributi di autori selezionati (su tutti il recente macchianera fu gnueconomy), che ricevano in cambio un po' di visibilità per il loro blog, spesso di nicchia. La blogstar tratta l'attualità ed il quotidiano, prevalentemente. Tutti gli spunti divengono però l'occasione per massime, pensieri universali e pillole di saggezza orfane di qualsiasi spirito critico. L'ipse dixit è la regola. Essere una blogstar è del resto una missione nei confronti del proprio pubblico, una responsabilità nella quale non sono ammesse deviazioni rispetto alla strada che ha portati al successo. E' la fine della libertà, la spersonalizzazione del concetto stesso di blog, e l'inizio di una fase bloggistica quasi lavorativa. I post non vengono più "scritti", vengono "prodotti".

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    A come Autoreferenziale

    di daveblog (13/01/2004 - 23:53)

    che fa riferimento esclusivamente a se stesso o ai propri bisogni, non curandosi d’altri o d’altro
    La definizione è troppo ristretta per essere adattata alla blogosfera, e va integrata. "Autoreferenziale" è proprio dell'atteggiamento del blogger che prende spunto da quello che scrive per citare se stesso. Spesso lo fa con link e rimandi a post presenti in archivio. Questo blog ad esempio è classicamente autoreferenziale, ma urge un distinguo. Esistono una autoreferenzialità benigna ed una maligna. La prima è propria della povera gente e dei b-blog (che costituiscono il 94% della blogosfera; il popolo, il fuoco che cova sotto la cenere): si cita se stessi, ma anche piccole realtà e compagni di merende. Il riferimento si esaurisce come un fuoco di paglia, non è pubblicitario e spesso rimane ignorato. La seconda forma, quella maligna, esce dai consueti canoni del fenomeno e diventa vera strategia aristocratica ed oscurantista. Secondo questa accezione, autoreferenziale non è qualcosa che si riferisce al singolo, bensì alla comunità. Qui però non si tratta di una comunità sana, ma di una sparuta e influente minoranza che a torto o a ragione si spartisce gran parte del bottino, dall'attenzione dei media all' ammirazione dei blogger di primo pelo. L'autoreferenzialità maligna è il cardine della popolarità di una vera blogstar, ed esercita su chi ne è fuori (me compreso, ovviamente) l'attrazione morbosa che può rivestire il Lato Oscuro della Forza. Nell'ordine degli autoreferenziali maligni, esistono gerarchie non scritte di forte impatto emotivo, ma è sbagliato pensare che il motore di questo circolo virtuoso sia necessariamente costituito dai blog più in vista (per i quali riconosco più il ruolo di tacito mandante): la comunità autoreferenziale è fatta di ogni genere di milizia, dall'abile allo smaliziato, dal viscido allo zelante, dall'inconsapevole allo stratega. Il loro raccordo certosino crea il fenomeno e lo alimenta. Senza l'opera incessante di queste api operaie, è perfettamente inutile che la regina deponga le uova. La crescità delle comunità maligne ha una cinetica molto rapida all'inizio della loro costituzione, per poi raggiungere un turnover molto lento e burocratico tanto in entrata quanto in uscita. L'arma su cui si basa l'intero fenomeno è la lista di link, una vera roccaforte contro le invasioni barbariche, un "di qui non si passa" eretto in bella vista e a monito perenne. Il visitatore incauto, che si imbatte sempre negli stessi link, finisce con l'essere assimilato fra i servi della gleba, perde in spirito critico e - stordito da tale compattezza - si adegua supinamente. Quello dell'autoreferenzialità, infine, è un uovo di Colombo ben custodito. Guai se il popolo sapesse. Sorgerebbero altre comunità maligne, anche più grandi, e all'oligarchia regnante mancherebbe il terreno da sotto i piedi, come inghiottita dalla spirale innescata.

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