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    Archivio Gennaio 2004

    Certe cose manco nel catalogo IKEA

    di daveblog (16/01/2004 - 18:43)

    Qualcuno mi spieghi il senso che la scenografa ha voluto dare a questo angolo della nuova casa del Grande Fratello. Ma che è, il frutto di una notte passata a digerire la parmigiana o il set del nuovo film di David Lynch?

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    B come Blogstar

    di daveblog (16/01/2004 - 14:59)

    Da qualunque lato la si voglia vedere, la Blogstar è un punto di riferimento per l'intera blogsfera, tanto per i sostenitori, quanto per i detrattori. La definizione quindi esclude tutti coloro che sono famosi a casa loro o all'interno di una cerchia ristretta di persone. Se il tuo blog è molto visitato e produce molti commenti, ma i visitatori sono sempre gli stessi... non sei una blogstar. I visitatori tipo di uno starblog intervengono a fini prettamente pubblicitari: "ti segnalo che ci sono anch'io, caro vip, non è che daresti un'occhiatina al mio blog"? Ci scappasse un linkino... sono tutte ambizioni puntualmente frustrate, perchè un requisito fondamentale per essere blogstar è l'autoreferenzialità, e chi ha raggiunto questo livello è sulla cresta dell'onda da parecchio tempo, conosce le regole e quindi la sua lista di link fa letteralmente la muffa: promuovere sul campo qualcuno con poca "anzianità di servizio" significherebbe fare uno sgarbo ai professionisti della trafila e mettere in gioco un potenziale rivale. Naturalmente questi visitatori intervengono riproducendo anche gli atteggiamenti quotidiani di quelli che incontrano e fermano il vip misconosciuto al supermercato. Me lo fai un autografo in questo caso coincide con mi lasci un commento nel blog affinchè i miei amici possano adorarmi e magnificarmi? C'è chi si accontanta, certamente, e chi no. Il culto della blogstar diventa allora un mezzo di promozione sociale, una ricerca della luce riflessa e, per le blogstar stesse, l'unico modo concreto per fare del corporativismo e non spegnere il fuoco che alimenta la loro popolarità. Detto questo, è bene precisare che le reazioni al proprio contare qualcosa nella blogosfera (per meriti acquisiti sul campo, amicizie particolari, suggestione popolare: c'è di tutto) sono svariate. Il successo va maneggiato con cura, e in molti casi dà dipendenza, tolleranza, astinenza. Ci sono quelli che riconoscono nel loro successo un'interazione chirurgica con gli utenti del blog: stimolano e moderano le discussioni, intervengono nei commenti e sdrammatizzano l'aura che li circonda (rafforzandola: valga l'esempio di saitenereunsegreto), quelli che si esercitano in autentici saggi, vivendo di fama acquisita sul campo, e scatenano una ridda infinita di commenti da parte di appassionati lettori (i quali spesso si trovano a discutere come di un'entità sovrannaturale, vedi personalitaconfusa), quelli che affidano la popolarità del loro blog ai contributi di autori selezionati (su tutti il recente macchianera fu gnueconomy), che ricevano in cambio un po' di visibilità per il loro blog, spesso di nicchia. La blogstar tratta l'attualità ed il quotidiano, prevalentemente. Tutti gli spunti divengono però l'occasione per massime, pensieri universali e pillole di saggezza orfane di qualsiasi spirito critico. L'ipse dixit è la regola. Essere una blogstar è del resto una missione nei confronti del proprio pubblico, una responsabilità nella quale non sono ammesse deviazioni rispetto alla strada che ha portati al successo. E' la fine della libertà, la spersonalizzazione del concetto stesso di blog, e l'inizio di una fase bloggistica quasi lavorativa. I post non vengono più "scritti", vengono "prodotti".

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